Le età del patrimonio culturale

“Il patrimonio culturale dell’Italia è il più ricco del mondo”, “l’Italia è un museo a cielo aperto”. Queste osservazioni, non solo di senso comune ma avvalorate da autorevoli statistiche, pongono diverse questioni che, forse, questo blog aiuterà a dipanare. La prima di queste : “In Italia ci si occupa troppo o troppo poco” dei beni culturali? Il patrimonio è li sotto gli occhi di tutti, nelle maestose fattezze dei monumenti antichi o negli scorci di paesaggio che dilettano milioni di turisti. Che sia una risorsa naturale da difendere o un sito archeologico da valorizzare, il nostro patrimonio culturale è auto-evidente nella sua complessità, nella sua ricchezza, nella sua varietà, un bene pubblico ora ammirato, decantato, spesso dato per scontato. Chi come Salvatore Settis non si è mai stancato di denunciarne gli abusi da parte degli interessi economici, politici, sicuramente pensa che il nostro patrimonio non sia valorizzato abbastanza. Altri spingono invece per una più aggressiva privatizzazione che dovrebbe garantire le risorse economiche necessarie per tutelare il patrimonio senza pesare troppo sulla spesa pubblica. Vi è poi un’altra questione interessante e, forse questa si, un po’ troppo data per scontata: “Chi sono i destinatari del nostro patrimonio culturale ? Per chi valorizzare le ricchezze ineguagliabili del nostro Paese? Non è forse l’idea di turismo o turista un po’ usurata? Eppoi: perché non pensare di più, non solo al viaggiatore che arriva dall’estero e che attiva un circolo virtuoso di ritorni economici, ma anche al cittadino comune che gira i musei, che riscopre le bellezze del suo territorio, che si fa turista solo temporaneamente e per “brevi interstizi temporali della sua vita quotidiana”? ( Lush, Urry, 1994 ). Da questa prospettiva ecco che il termine “valorizzare” assume molteplici sensi: può voler dire ora “attualizzare”, ora “spiegare in altri termini”, ora, passatemi il termine ombrello, “comunicare e promuovere”. Altra questione scottante: come va pensato l’uso delle ICT nella valorizzazione dei beni culturali ? Dopo la prima fase di “digitalizzazione del patrimonio”, il fenomeno di conversione al formato della contemporaneità, non è forse tempo di pensare una digitalizzazione un po’ più personalizzata per un pubblico sempre più avvezzo a molteplici forme del digitale che si declinano nelle sue versioni, portatili, smart, cross mediali e infinitamente diverse dalle prime sperimentazioni del web anni ’90. E qui veniamo al nocciolo della questione: quali sono le età dei beni culturali? Come parla il patrimonio culturale ai giovani, ai bambini, agli anziani? Con quali strumenti e linguaggi?

patrimonio culturale

Il nostro paese non manca di sperimentazioni in questo senso: citiamo alcuni progetti di guide multimediali, quella per la Mostra del Cinema di Venezia, http://www.cinema.beniculturali.it/Notizie/2115/66/mostra-del-cinema-di-venezia-imibac-cinema-guida-multimediale, realizzata dal Mibac in collaborazione con Apple, o la recente guida della Galleria Ambrosiana http://affaritaliani.libero.it/mediatech/arte-smartphone241012.html, pensata per i dispositivi Samsung.
Le applicazioni sono interessanti: la prima dedicata agli appassionati di cinema, la seconda ad un pubblico più generico di visitatori della Pinacoteca concentrata sull’arte classica e moderna. Certo, il cinema è una passione trasversale che accomuna adolescenti e adulti, anche se i limiti fra le generazioni si fanno sempre più sfumate, ma rispetto all’arte “classica”, perché non trovare linguaggi e forme un po’ più “giovani” per raccontare il nostro ricchissimo patrimonio? Resiste ancora un pregiudizio “curatoriale” che impedisce di parlare di arte con la A maiuscola in modi non convenzionali o anche solo meno convenzionali?
Il blog vuole avviare queste e altre riflessioni, con giusta polemica ma sguardo aperto. Alla prossima!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

     

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>